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maggio 2012 – Barometro sul turismo sostenibile

Sondaggio di Barometro per conto di Greenvisa dal titolo “Sensibilità del mercato turistico alberghiero alla green economy”.

Presentazione di Luigi Ricci  in apertura del “Convegno Verde & Alberghi – Costi e benefici della Green Economy”, promosso da Federalberghi e dalla Provincia di Roma il 14 maggio 2012.

Link agenzia Ansa sui risultati della ricerca Barometro

Link Presentazione Luigi Ricci

febbraio 2012 – Facebook e Twitter fanno bene alla tivù

Facebook e Twitter fanno bene alla tivù – di Luigi Ricci, su Prima Comunicazione di febbraio 2012.

Link all’articolo in pdf: Facebook e Twitter fanno bene alla tivù

Gli apocalittici avevano predetto il suo declino, ma la televisione con l’avvento del web 2.0, non è mai stata in così in ottima salute, gli ascolti nel 2011 registrano semmai una crescita stimata intorno al 5%.

Solo alcuni anni fa le emittenti nazionali non arrivavano ad una decina, adesso sono qualche centinaio tra Pay TV satellitare e digitale terrestre, senza contare che accanto a Rai, Mediaset e TiMedia, ci sono editori internazionali del calibro di Sky, Fox, Discovery, che stanno ritagliandosi significative quote mercato televisivo e pubblicitario.

Va aggiunto che alle TV digitali e satellitari si affiancano 590 Web Tv, secondo i dati dell’ultimo rapporto Netizen di Altra TV italiane; trasmessi 8 canali su 10 sui social Facebook e Twitter e dall’integrazione con le piattaforme di videosharing: principalmente YouTube, tra queste Cliomakeup su Youtube, forte dei 65 milioni di visualizzazioni, è sbarcata a febbraio con un programma su Real Time .

Dal Ces (Consumer Electronics Show), voltosi a Las Vegas lo scorso mese, è arrivata la conferma che con l’arrivo delle televisori chiamate Smart TV, ne saranno vendute oltre un miliardo entro i prossimi due anni, il futuro della televisione sarà sulla rete.

Con gli Smart TV oltre ai normali canali, è possibile guardare i video di Youtube, film e gli eventi sportivi in streaming, andare su Facebook e Twitter per commentare e votare i programmi che si guardano in quel momento, senza l’ausilio dei set-top box intelligenti. Che si sia aprendo una nuova stagione per la televisione lo dimostra anche l’accordo tra Panasonic e Myspace TV per rilanciare in chiave anti-Youtube il social network di Rupert Murdoch.

Un recente Rapporto di Deloitte “State of the Media Democracy”, indica che la tivù rimane il media preferito per il tempo libero dagli americani, ma quasi il 75% dei telespettatori è solito avere accanto un altro schermo, infatti, il 42% naviga su internet, il 29% telefona e il 26% invia sms o chatta.

L’avvento della TV 2.0 sta spingendo chi gestisce i palinsesti TV a prediligere quelle trasmissioni capaci di inchiodare l’attenzione del pubblico, generando coinvolgimento emotivo, poiché riduce lo zapping e recupera il telespettatore “pregiato” agli inserzionisti pubblicitari. Se gli spot televisivi sono ancora la fonte primaria d’influenza nell’orientamento all’acquisto, lo sono ancor più in un evento di social TV perché si ritiene che sia maggiore la probabilità di capacità da audience a clienti.

La social TV non è una novità, agli albori della Rai TV le trasmissioni erano viste nei bar e commentate con chi stava accanto; quando la televisione si è diffusa nelle case da visione social familiare si è andata con il tempo atomizzando, per la sua presenza in ogni stanza, un televisore un telespettatore.

Con l’arrivo del web 2.0, il pc o lo smartphone accanto alla TV, la visione di un programma condivisa con un social network fa godere al telespettatore dell’esperienza socializzante che si era persa nel tempo.

Dall’altra parte dell’Atlantico televisione e social network parlano lo stesso linguaggio, Fox News utilizza Twitter come barometro del gradimento verso i candidati alle Presidenziali, la Nbc ha creato un’applicazione su Facebook per condividere le opinioni durante il talk show “Meet the Press”; Youtube nella diretta con il Presidente americano Barack Obama “Chiedi a Obama”, vista da 440 mila utenti, ha raccolto sul suo sito 130 mila domande. Molti programmi da tempo inseriscono in sovrimpressione le hashtag ufficiali di Twitter, con l’effetto di trascinare sul programma anche quei follower che non lo stanno seguendo.

In controtendenza con la maggior parte dei paesi europei favorevoli ad una convergenza tra social e TV, spicca l’atteggiamento francese, il cui governo, avvalendosi di un decreto del ’92, ha proibito di menzionare Facebook e Twitter all’interno dei programmi televisivi, in quanto ritenuta pubblicità gratuita verso due aziende americane.

Gran Bretagna e Italia sono all’avanguardia nello sviluppo di applicazioni di social TV. Zeebox e Zodiak Active sono tra i maggiori operatori europei di questa nuova era televisiva. Zeebox è diventato partner di Sky UK per coadiuvare la piattaforma televisiva inglese a sfruttare al meglio le potenzialità dei social network ed aumentare il coinvolgimento dei telespettatori nella fruizione dei programmi. Zodiak Active ha messo a disposizione dell’ultima edizione di X-Factor5, trasmessa su Sky Uno, la sua piattaforma tecnologica per far crescere l’interattività tra talent TV e audience. Nella finale di X-Factor5 del 5 gennaio scorso, è stato raggiunto un picco di 722 mila di voting multicanale (sms, apps, web e Facebook), per la prima volta, le app, web e Facebook hanno superato di gran lunga il voto espresso tramite il tradizionale sms, a conferma che la TV la si utilizza sempre più con lo smartphone in mano o il pc davanti..

Anche Mediaset che ha chiuso un contenzioso legale con Youtube per la tutela dei suoi contenuti video, visionabili sulla piattaforma digitale di Mediaset; nel rapporto con Facebook e Twitter, il Biscione si sta muovendo da protagonista, facendo incetta di like e follower ai propri programmi e alle celebrity del network.
Già adesso su Italia 2 è attivo un servizio convergente con Facebook dove dalla Tivù si può invitare o suggerire il programma selezionato ai propri “amici; tramite il decoder interattivo connesso a Internet”.

Da circa un anno la direzione “Interactive Media”, guidata da Yves Confalonieri, ha arruolato un team di social media editor che moderano i post sulle fanpage e blog dei programmi Mediaset, con l’obiettivo di valorizzare l’offerta in TV. Finora Mediaset è riuscita ad aggregare circa 3,6 milioni di fan e quasi un milione e mezzo di commenti, formando la prima community italiana su FB.

Tra i programmi televisivi più social vanno annoverati i talk show di politica. giovedì 26 gennaio con in onda Le Iene, Piazzapulita e Servizio Pubblico, tra i primi dieci argomenti discussi su Twitter (trending topics), 8 si dialogava degli ospiti e dei temi di questi programmi.

Servizio Pubblico in onda da novembre via tv e web è riuscito a creare un’importante community tra Facebook e Twitter, entrando nella top ten dei programmi più social. A fronte di un ascolto TV di circa 2 milioni di spettatori, lo streaming arriva a 2 milioni di contatti con una media di 40 mila utenti che seguono contemporaneamente in streaming, secondo Mosaico partner tecnologico scelto da Michele Santoro in questa avventura multi piattaforma.

Un altro aspetto che caratterizza la social TV è quando conduttori ed ospiti delle trasmissioni twittano in diretta; la mattina del 29 gennaio il blogger Mario Adinolfi, ospite ad Omnibus su La7, ha dato la notizia prima di tutti, della morte di Oscar Luigi Scalfaro appena appresa da un tweet pubblicato da un collaboratore dell’ex presidente qualche istante prima.
Nel caso di Agorà in onda la mattina su Raitre, i social network sono centrali nel talk show condotto da Andrea Vianello ed usati come fonte per dare notizie e riportare commenti.
Ma è nella diretta di Piazzapulita che si fa un largo uso di tweet, utilizzati a commento di quanto accade in studio e visibili in basso al video.

Spostandoci nell’area dell’intrattenimento, lo show di Raiuno l’hashtag del Più grande spettacolo dopo il weekend ” è diventato titolo della trasmissione con l’ascolto più elevato del 2011. Al di là del successo di audience (11,7 milioni di spettatori – 43,9%), Fiorello è riuscito a trasformare il suo show in un vincente esperimento di social TV trascinando su Raiuno anche il pubblico più giovane, nativo digitale, coltivato via Twitter nelle settimane precedenti alla messa in onda dello show.

Nella sfida del sabato sera tra le due ammiraglie Raiuno e Canale 5, Ballando con le stelle vs. Italia’s got Talent non si compete solo sugli ascolti Auditel; lo scontro va in scena anche su Facebook e Twitter.
Gli show guidati da Milly Carlucci e Maria De Filippi hanno reclutato un team di storyteller che nel corso della settimana, ma soprattutto durante la messa in onda, movimentano gli account delle fanpage per far salire l’interesse e la fedeltà degli telespettatori dei social network ai rispettivi programmi.

Anche sul fronte degli ascolti TV in considerazione alle nuove modalità di fruizione della Tivù, dovranno essere adottate le metriche del web. Infatti, gli ascolti ci indicano su quali canali le persone sono sintonizzate, ma non ci danno alcuna indicazione circa il grado di coinvolgimento e di gradimento di un programma.
Tra qualche anno accanto agli indici d’ascolto di un programma saranno rilevati gli indici di engagement, che ci permetteranno di misurare la capacità dei programmi di generare coinvolgimento e relazioni tra i loro telespettatori.

febbraio 2012 – Facebank, le banche social

Le banche nell’era dei social network – di Luigi Ricci, su Prima Comunicazione di gennaio 2012.

Il settore bancario, che dalla crisi dei Mutui Subprime in poi ha visto crollare in tanti paesi la propria credibilità sta sperimentando anche il canale di Facebook sia per riguadagnare la fiducia persa (solo il 24% degli italiani si fida di banche e assicurazioni secondo un sondaggio GFK) sia per conquistare nuova clientela.

Una banca che apre una pagina Facebook pensando solo di postare messaggi pubblicitari, senza un reale coinvolgimento dei fan, è destinata a fallire la sua missione social, perché gli iscritti alle fanpage di rado condividono messaggi pubblicitari con i propri amici, anzi, dopo un po’, si cancellano dalla pagina.

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febbraio 2012 – Luigi Ricci parla di fiction TV

FICTION BACKSTAGE – LA TOP TEN 2011 Articolo di Anna Rotili su Prima Comunicazione – Gennaio 2012

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link articolo completo: Fiction televisiva più vista nel 2011

Eccoci al consueto bilancio finale della fiction trasmessa nel 2011, l’anno in cui le reti ammiraglia di maggiore ascolto sono state duramente messe in crisi dal proliferare di nuovi canali e nuove piattaforme tanto che persino Raiuno cede il 3,4% di share in prima serata e Canale 5, già precedentemente provata, perde un ulteriore 1,63%. In compenso è andata bene a La7 (+1,6% in prima serata), e a Sky che si è rimessa in carreggiata recuperando abbonamenti (5 milioni) e aumentando l ‘ascolto (+1,4% il comparto satellitare) grazie anche a un rilancio della programmazione dei Cinema Sky e di Sky Uno. Molto irrobustita anche l’offerta del digitale terrestre dove accanto ai bouquet di Rai e Mediaset sono emersi editori indipendenti vogliosi di crescere come Discovery e SwitchOver Channel.
Nello scenario faticano per le performance delle generaliste le serie e gli sceneggiati italiani “hanno, però, tenuto botta meglio degli altri generi televisivi”, dice Luigi Ricci, presidente dell’Istituto di marketing e di ricerca Barometro, sulla base delle analisi ed elaborazione dei dati Auditel relativi alla fascia dei programmi di prima serata, che sottolinea come “la fiction andata in onda su Rai e Mediaset nel 2011 ha fatto un record di serate, 244, come non succedeva dagli ultimi tre anni, conseguenza del fatto che prima il prodotto veniva spalmato su più reti e si realizzavano soap e sitcom di day time mentre ormai è concentrato esclusivamente sulla prima serata di Raiuno e Canale 5 con l’unica eccezione minimalista di Raitre che ha trasmesso ‘La squadra’ con un numero ridotto di puntate”. Ed è la prova che, nonostante la sensibile riduzione dell’investimento, Rai e Mediaset sono riuscite a salvaguardare la quantità di prodotto lavorando di forbici sui costi orari, facendo più serialità e, laddove è stato possibile, allungando il numero di puntate. Continua a leggere

gennaio 2012 – Convegno Ferpi – Luiss

Convegno “La comunicazione e la lobby al tempo di Twitter” – Roma, 19 gennaio 2012

Link: ricerca presentata da Luigi Ricci

Convegno Ferpi realizzato in collaborazione tra Ferpi e l’Associazione Laureati LUISS sul tema La comunicazione e la lobby al tempo di Twitter e si svolgerà a Roma presso la sala delle colonne della sede LUISS di viale Pola giovedì 19 L’obiettivo dell’incontro è di esplorare le nuove modalità di utilizzo di Twitter in contesti diversi, anche istituzionali (come dimostrano i recenti fatti di cronaca); valutarne i lati positivi e gli inconvenienti, l’efficacia e i possibili ulteriori sviluppi futuri. Ne parleranno con i più quotati esperti della materia, in rappresentanza di tutte le “parti in causa”, aziende, agenzie, politici, giornalisti, mondo accademico:
L’incontro sarà moderato da Riccardo Luna.
Lelio Alfonso – RCS Media Group
Vincenzo Cosenza – Digital PR (Hill & Knowlton)
Roberto Cotroneo – LUISS, Scuola Superiore di Giornalismo
Pierluigi Dal Pino – Microsoft
Paola Diana – Manager e Blogger
Alessandra Giraldo – Progetti educativi
Nicola Mattina – Elastic
Stefano Menichini – Europa/PD
Roberto Rao – UDC
Luigi Ricci – Barometro
Mario Rodriguez – MR & Associati
Claudia Vago – Social Media Curator
Augusto Valeriani – Università di Bologna

Link: locandina del convegno

Link: Notapolitica sulla sintesi del convegno

gennaio 2012 – I social job in tempi di crisi

I social job in tempi di crisi – di Luigi Ricci, su Prima Comunicazione di dicembre 2011.

Una ricerca condotta negli stati Uniti da Jobvite evidenzia che il 92% delle agenzie e imprese che pubblicano offerte di lavoro utilizza i social network; l’86% delle persone in cerca di occupazione è iscritta ad almeno un social network e che una persona su sei ha trovato lavoro grazie alle connessioni che ha saputo creare; il più delle volte il catalizzatore per la creazione di connessioni è stato Linkedin, anche se Facebook è in crescita nello sviluppo di relazioni professionali.

A novembre Facebook con l’Associazione dei direttori delle risorse umane e alle agenzie nazionali del lavoro hanno stretto un accordo con il Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti per unire le loro forze per ridurre la disoccupazione che negli Stati Uniti è arrivata al 9%, con stati come la California al 12%, Washington DC al 11% e New York al 8%.

In Italia dove la disoccupazione è risalita all’8,5% (in Ue è al 10,3%), i dati di Google indicano che la parola “lavoro” è presente in 14 milioni di ricerche mensili, a cui spesso sono associate parole quali “offerte” e “concorsi”; allo stesso tempo, i siti web di offerte di lavoro quali Infojobs, Kijiji, Subito e Trovit sono tra i più cliccati della rete.

Nell’area dei social job, Linkedin è quello più focalizzato sul mondo del lavoro e del business. A causa della crisi economica che sta colpendo molti paesi registra in questi ultimi mesi un aumento di iscritti impressionante: sono arrivati a 135 milioni nel mondo, 26 milioni in Europa e 2,6 milioni in Italia. Linkedin in Italia è al 13° posto per numero di visitatori (fonte Alexa).

Paesi con più iscritti a Linkedin

N° I 10 paesi con più utenti Milioni
1# Stati Uniti 50,1M
2# India 10,6M
3# Regno Unito 6,9M
4# Brasile 5,0M
5# Canada 4,2M
9# Italia 2,6M

In testa alla classifica degli iscritti a Linkedin ci sono gli Stati Uniti con più di 50 milioni di utenti; segue l’India con 10,6 milioni, Regno Unito 6,9 milioni, Brasile 5,0 milioni (quasi raddoppiati nell’ultimo anno) e Canada 4,2. l’Italia è in 9° posizione con 2,6 milioni d’iscritti, aumentati nell’ultimo anno di quasi mezzo milione.

Accanto a Linkedin, Xing e Viadeo sono business network presenti anche in Italia; ma i loro iscritti sono principalmente concentrati su pochi paesi. Xing è diffuso più che altro in paesi di lingua tedesca (Germania, Austria e Svizzera); mentre, Viadeo è utilizzato soprattutto in Francia e nei paesi dell’Africa francofona.

Nel caso di Linkedin, i profili professionali degli iscritti sono di livello medio-alto; il 40% dei membri di Linkedin rientra tra le figure di imprenditore, amministratore delegato e direttore di dipartimento; si comprende quanto sia rilevante essere presenti su Linkedin per un candidato ad un posto di lavoro o per un professionista in cerca di clienti.

Quando entriamo a far parte di un network professionale, le attività principali, sono quelle di realizzare una pagina profilo con il proprio curriculum (preferibilmente in inglese) chiaro e veritiero; aggiungere contatti; farsi “raccomandare” (ovvero chiedere ai propri contatti, possibilmente capi o clienti, di lasciare una nota di merito per il lavoro svolto), iscriversi a gruppi di discussione; il tutto avviene con la palese speranza di trovare un lavoro, oppure clienti, dipendenti, partner commerciali e fornitori.

Per chi entra su Linkedin il consiglio è quello di cominciare ad aggiungere colleghi, presenti e passati, e i compagni di scuola; ma esistono numerosi casi di manager e professionisti che sono stati in grado di far nascere del business semplicemente da relazioni sbocciate su Linkedin.

Oltre ad un potente database con milioni di curriculum consultabili, chiunque sia iscritto a Linkedin ha la possibilità di creare gruppi di discussione, ne sono stati contati oltre 700 mila, sui temi più disparati; Alcuni molto settoriali, il forum di discussione sull’industria della moda, curato dallo studio Pambianco, ha 8.140 iscritti (il 45% della zona di Milano); nell’ultima discussione dal titolo “Perché le aziende italiane del lusso investono solo sulla crescita interna e non su quella per acquisizioni?” In due giorni aveva raccolto 41 commenti, alcuni di questi molto interessanti. Non ha desistito dal partecipare al forum un personaggio del peso di Mirko Petrelli, direttore delle risorse umane della Ducati Motor.

La filosofia di LinkedIn, come quella di Facebook del resto, si basa sulla regola per cui una persona dovrebbe inviare connessioni solo a chi conosce e spesso i social network creano delle limitazioni nell’aggiungere degli sconosciuti.
Su Linkedin ci sono alcuni iscritti molto influenti, definiti [LION]. Questi incoraggiano connessioni con qualsiasi membro per ampliare la propria rete di contatti e offrire maggiori opportunità di networking a chiunque. Tra i principali [LION], c’è un imprenditore veneziano che si è stabilito a Londra Pier Paolo Mucelli che ha superato i 25.000 contatti.

Sono più di 2 milioni le imprese che hanno un profilo sulle pagine aziendali di Linkedin, con il compito sia di mettere in collegamento tutti i profili dei dipendenti iscritti a Linkedin, sia di attrarre l’interesse dei migliori profili professionali in cerca di un lavoro; molte di queste società infatti aggiornano sul profilo Linkedin le posizioni di lavoro ricercate dall’azienda.

Top Ten delle aziende mondiali con il maggior numero di Followers su Linkedin

Rank Aziende Followers (Dipendenti membri)
1# IBM 553.422 (281.381)
2# Hewlett-Packard 402.452 (151.911)
3# Accenture 386.820 (145.089)
4# Microsoft 382.334 (103.492)
5# Google 362.287 (37.462)
6# Oracle 268.606 (97.737)
7# Deloitte 240.468 (87.645)
8# Apple 214.066 (29.074)
9# PricewaterhouseCoopers 201.217 (98.547)
10# Ernst & Young 182.795 (86.231)

Al primo posto della classifica per numero di followers troviamo tra le aziende multinazionali presenti su Linkedin quelle tecnologiche e di consulenza.

Dall’analisi delle statistiche dei profili aziendali delle Top 10 mondiali, il maggior numero di dipendenti laureati iscritti a Linkedin proviene da università indiane come Hyderabad, Mumbai, Bengalore, quale conseguenza della delocalizzazione della forza lavoro IT, anche quella più scolarizzata, dall’area atlantica a quella asiatica.

In prima posizione con oltre mezzo milione d’iscritti c’è Ibm, che annovera quasi 281 mila dipendenti iscritti su Linkedin, con oltre il 60% di laureati.
Nella Top 10 mondiale, le uniche società che hanno una buona presenza in Italia in termini occupazionali secondo gli iscritti su Linkedin, sono Accenture con 7.224 persone registrate ed Ernst & Young con 1.934 dipendenti membri di Linkedin. Il profilo accademico dei dipendenti di Ernst & Young mette in evidenza una predilezione per la nostra Università Bocconi affianco a l’Università di Delhi e di Rotterdam.

In questa classifica emerge che Google ed Apple, rispetto alle altre società, hanno un rapporto Followers/Dipendenti (membri di Linkedin) molto più elevato, questo indicatore è legato alla natura aspirazionale dell’azienda agli occhi di quanti cercano lavoro, Google ed Apple notoriamente sono considerate tra le principali società preferite al mondo come luogo di lavoro, dietro alla Ferrari di Modena che ottiene un indice molto più elevato.

Graduatoria delle aziende italiane con il maggior numero di Followers su Linkedin

Rank Followers (Dipendenti membri) – Università top
1# Ferrari 28.188 (925) – Università di Bologna
2# Eni 13.332 (4.065) – Politecnico di Milano
3# Telecom 11.098 (6.229) – Università Sapienza di Roma
4# Gucci 10.867 (1.350) – Università di Firenze
5# Unicredit 10.142 (6.066) – Università Bocconi di Milano
6# Fiat 9.180 (3.993) – Politecnico di Torino
7# Ferrero 7.660 (2.453) – Università di Torino
8# Enel 7.131 (3.362) – Università Sapienza di Roma
9# Prada 6.434 (1.124) – Università Bocconi di Milano
10# Intesa Sanpaolo 5.616 (3.857) – Università Bocconi di Milano

Molti top manager delle principali aziende italiane hanno un profilo attivo su Linkedin, almeno cinque direttori delle risorse umane delle prime 10 società italiane con il maggior numero di followers lo utilizzano attivamente per esaminare curriculum dei candidati a qualche incarico aziendale.

La Ferrari è in testa alla classifica delle aziende italiane con 28.188 follower sulla pagina di Linkedin e 925 dipendenti membri. La sua università di riferimento è quella di Bologna. Tra i suoi top manager figurano il direttore della Comunicazione Stefano Lai e Mario Almondo, responsabile del Controllo di Qualità.

Il gruppo Eni con la pagina di Linkedin è in seconda posizione 13.332 iscritti e 4.065 dipendenti registrati; secondo le statistiche del gruppo, è dal Politecnico di Milano che Eni pesca il maggior numero di laureati. Tra le figure aziendali di spicco troviamo Fabio Marchetti responsabile europeo per il public affairs.

Telecom Italia con 11.098 iscritti alla pagina aziendale è l’azienda che detiene su Linkedin il record per maggior numero di dipendenti membri con 6.229. Telecom Italia sta gestendo la presenza su LinkedIn in maniera proattiva, sia per aggiornare i follower con le news aziendali sia per effettuare test a target come quello per le nuove funzionalità commerciali del servizio Collabor@ di Impresa Semplice. Si evidenzia una nutrita schiera di top manager di Telecom presenti su Linkedin, dal direttore delle risorse umane Antonio Migliardi a Carlo Fornaro responsabile delle relazioni esterne. La Sapienza è la prima università per provenienza dei laureati assunti a Telecom Italia.

La pagina Linkedin della maison Gucci si attesta in 4° posizione con 10.908 membri, e 1.352 dipendenti iscritti. Tra i dipendenti di Gucci su Linkedin ci sono, Fabrizio Fergola e Laura Grinzato figure chiave delle risorse umane; gli assunti da Gucci provengono principalmente dall’Università di Firenze.

La pagina di Linkedin del gruppo bancario Unicredit raggiunge 10.142 followers e 6.066 dipendenti registrati attestandosi in 5° posizione. La Bocconi è la prima università per provenienza dei dipendenti in Unicredit. Tra i top manager di Unicredit presenti su Linkedin figura anche il capo del personale Paolo Cornetta. C’è da aggiungere che su Linkedin esiste un forum di discussione per i dipendenti del Gruppo Unicredit con 2.874 membri, fondato da Grzegorz Karp dirigente della polacca Bank Pekao, del gruppo Unicredit, molti dei partecipanti alle discussioni, infatti, fanno parte delle consociate europee, ed è moderato in lingua inglese.

Il gruppo Fiat ha una pagina su Linkedin che si attesta in 6° posizione, arrivando a 9.180 iscritti e 3.993 dipendenti. Sono numerosi i dipendenti Fiat con un profilo su Linkedin, ne sono stati contati 87 dell’area risorse umane e diversi dirigenti della comunicazione e del marketing, tra cui Paolo Gagliardo direttore marketing del brand Fiat. Il Politecnico di Torino rappresenta l’università principale da cui provengono i dipendenti Fiat di iscritti a Linkedin.
La pagina Linkedin di Ferrero è al 7° posto per numero di followers con 7.660 e 2.453 dipendenti registrati. L’Università da cui attinge maggiormente Ferrero è quella di Torino. Sono stati contati 28 manager del gruppo Ferrero con un profilo attivo su Linkedin, tra cui il direttore delle risorse umane Fabio Dioguardi, quello marketing Laurent Cremona e dell’I.T. Stefano Brandinali.
Enel si assesta in 8° posizione con 7.131 followers e 3.362 dipendenti iscritti a Linkedin, di questi 455, sono laureati alla Sapienza di Roma, prima università per numero di assunti in Enel. Linkedin annovera 5 direttori responsabili di funzione tra cui Gianluca Comina capo delle relazioni esterne, Antonio Cardani responsabile acquisti e Silvio Sperzani CIO.

Il gruppo Prada appare in 9° posizione tra le aziende italiane su Linkedin con 6.434 followers e 1.124 dipendenti. La Bocconi è la prima università per provenienza dei dipendenti Prada, seguita dal’Università di Firenze. Tra i manager presenti su Linkedin vanno annoverati Stefano Cantino responsabile delle relazioni esterne, Donatello Galli CFO e Francois Kress CEO Prada USA.

Intesa Sanpaolo con una pagina non ufficiale raccoglie 5.616 followers e 3.857 dipendenti del gruppo bancario. L’Università da cui proviene il personale di Intesa Sanpaolo iscritto a Linkedin è la Bocconi di Milano.

link articolo: I social job in tempi di crisi

dicembre 2011 – I brand credono nei social media

BRAND & SOCIAL MEDIA

Articolo di Luigi Ricci, managing director di Barometro*, su Prima Comunicazione di novembre 2011.

Sono numerose le aziende italiane che hanno intuito per tempo la popolarità dei social network. L’integrazione tra i tradizionali canali di comunicazione e quelli del web 2.0 ha permesso a molti brands del Made in Italy di difendersi e di accrescere la loro reputazione in un contesto globale altamente competitivo.

Se fino a qualche anno fa le aziende delimitavano la presenza su internet al sito istituzionale, al blog, e alla pianificazione di campagne banner; adesso è sempre più raro vedere un marchio che non sia presente sui diversi social network: Facebook, Youtube, Linkedin e Twitter, con dei messaggi calibrati in base alla tipologia del mezzo e alla demografia del target che ciascun social network raggiunge.

Da una ricerca svolta in Italia, i social network stanno soppiantando i blog aziendali e stanno mettendo in secondo piano anche i portali istituzionali, perché queste piattaforme web consentono di inserire contenuti con un riscontro spesso positivo in termini di feedback dai consumatori. Per di più queste società stanno rilevando una maggiore propensione all’acquisto e alla fedeltà alla marca proprio tra gli iscritti ai canali social, rispetto al consumatore medio, anzi, spesso il cliente fedele suggerisce il brand agli amici.

Nella top 5 mondiale del settore food (escluso le bevande) l’italianissima Ferrero occupa due posizioni per numero di iscritti alle fanpage di Facebook, con i marchi Rocher e Nutella, rispettivamente 12.298.343 e 11.469.711 di iscritti. Per fare un confronto, la fanpage dei Baci Perugina, brand controllato dal gruppo Nestlé, ha 991 mila iscritti.

link articolo: BRAND & SOCIAL MEDIA

N° Brands mondiali food (N° Fanpage Facebook)
1# Oreo cookie 23.246.993
2# Skittles candy 19.443.486
3# Pringles 15.829.255
4# Ferrero Rocher 12.298.343
5# Nutella 11.469.711

Restando sempre ai dati di popolarità dei brands su Facebook, nella top 5 italiana, relativa alle case automobilistiche, la classifica è dominata dai marchi Fiat, Alfa Romeo e Lancia che conquistano tre delle 5 posizioni.

C’è da aggiungere che a livello mondiale la fanpage della Ferrari con 5.193.941 iscritti è in seconda posizione dietro alla Bmw che di fans ne conta 6.657.146 e in Italia la Bmw raggiunge 171.359 iscritti ed è al terzo posto.

Scorrendo le fanpage dei singoli modelli automobilistici, la Fiat 500 arriva a 189.876 iscritti; mentre, per Alfa Mito è stato creato il canale alfamitoblog di Youtube i cui video sono stati cliccati da due milioni e mezzo di persone. A livello mondiale la fanpage della Mini conquista 2.578.613 d’iscritti.

Questi dati pongono l’accento su un aspetto metodologico importante, in altre parole che la popolarità di un brand va misurata in base al numero di fan dei singoli prodotti di cui si compone. Va da sé che per avere una visione più chiara della dimensione del fenomeno delle case automobilistiche la classifica andrebbe integrata con i dati riguardanti i vari modelli vecchi e nuovi.

Top 5 fanpage italiane case automobilistiche

N° Fanpage italiane Fanpage FB
1# Alfa Romeo 295.982
2# Fiat 192.499
3# BMW 171.359
4# Audi 82.303
5# Lancia 76.817

Accanto a Facebook, si rafforza il peso di YouTube piattaforma social di video sharing, dove le aziende pubblicano sui loro canali non soltanto spot e video istituzionali, ma anche tutorial e riprese di eventi che narrano la vita sia aziendale sia dei loro clienti, con video realizzati dagli utenti stessi.

I numeri di Youtube sono equivalenti a quelli di Facebook, nel Mondo, infatti, sono 800 milioni le persone che mensilmente visitano il sito, il doppio rispetto al 2010; mentre, le visualizzazioni sono salite nell’ultimo anno a circa tre miliardi.

La maggior parte degli utenti di Youtube lo segue per divertimento, per vedere le clip degli artisti e degli sportivi più amati e i trailer dei film, ma sono molti coloro che frequentano Youtube per motivi didattici e per acquisire nuove nozioni su svariati argomenti. Ad esempio, un tutorial di endoscopia realizzato da una clinica americana del Nord Virginia, specializzata in Laringologia, è uno dei video più cliccati su Youtube con 42.372.610 visualizzazioni. Mentre, un video brasiliano su come fare il fotoritocco con il software Photoshop ha raggiunto 13.470.943 di clic.

Per chi progetta un canale brandizzato, deve tenere conto dei gusti e delle abitudini di utilizzo dei video su Youtube e la propensione a iscriversi a un canale. Youtube ha un target giovane e fidelizzato, con una maggiore penetrazione tra i maschi rispetto alle femmine, più orientate su Facebook.

I ragazzi navigano su Youtube alla ricerca di video umoristici, clip musicali, video delle celebrity tra le quali Selena Gomez e Justine Bibier.

Le donne preferiscono i video sulla moda fai da te, i tutorial di make-up e news di gossip; i maschi prediligono video di supercar, prodezze sportive, sit comedy e news.

ANALISI E MONITORAGGIO DEI COMMENTI AI VIDEO POSTATI

Molte aziende hanno abbracciato Youtube con campagne di banner pubblicitari oppure per creare dei canali personalizzati dove inserire dei video creati direttamente dall’azienda, e pronti per essere linkati sugli altri social network.

I primi canali Youtube sono stati ideati da persone sconosciute, e sono diventati nel tempo cliccatissimi per via della viralità dei video pubblicati.

Il caso italiano più rilevante è quello del canale ClioMakeup ideato da Clio Zammatteo, ragazza trentenne di Belluno, popolare tra le ragazze per i suoi tutorial di consigli per truccarsi. ClioMakeup è il primo canale italiano per numero d’iscritti, 124 mila, ed ha raggiunto 60 milioni di visualizzazioni; il successo di audience di ClioMakeup si è trasformato anche in un business, con sponsor del calibro di Pupa e Vogue.it.

Nella classifica italiana dei canali brandizzati la Rai con un ammontare di video cliccati ormai prossimo al miliardo, è un partner strategico per Youtube nell’area dei contenuti televisivi, soprattutto da quando Mediaset ha imposto la cancellazione dei suoi video dalla piattaforma.

Nella top ten (escluso i canali d’intrattenimento) al primo posto si eleva il canale della Ferrari con 15.161.874 visualizzazioni. Il successo di “ferrariworld” è basato sui numerosi video delle gare di Formula 1 e del Ferrari Challenge dove gli stessi proprietari delle Ferrari di serie si sfidano in questo campionato dei marchi.

In seconda posizione troviamo il canale DeAbyDay di De Agostini che arriva a 8.646.010 di click. Il canale è ricco di tutorial con consigli e istruzioni su come fare le cose in molti ambiti; il video con più visualizzazioni, 352.129 clic, è su come fare il nodo a una cravatta e in seconda posizione, con 324.328 clic, un corso di pilates.

Sempre nella top ten svettano le principali griffe italiane: Diesel, Dolce & Gabbana ed Armani ed in decima posizione Benetton.

Il canale Youtube di Vodafone, – trainato dalla popolarità delle web comedy interpretate dalle ex iene Luca e Paolo,- in pochi mesi ha conquistato la quinta posizione con 5.976.875 click.

Impressiona la settima posizione di “enelvideo” di Enel che con 2.864.161 visualizzazioni, propone clip riguardanti le iniziative del gruppo energetico. Il maggior numero di visualizzazioni pari a 274.010 clic l’ha ottenuto quello di Enel Green Power, che ha per tema la promozione del kit fotovoltaico.

L’ottava posizione è conquistata dai video del canale della Toyota Italia con 2.446.192 visualizzazioni, sono i clic ai video della city car I.Q a trainare il successo del canale.

Il canale di Master Card, guadagna la nona posizione con 1.628.248 di clic, ed è il più cliccato ad ottobre, grazie alle web comedy della Iena Paolo Calabresi e allo spot tormentone “per tutto il resto c’è Mastercard”.

Mentre la Fiat Italia – tra le prime posizioni su Facebook – su Youtube si trova in decima posizione con 1.987.017 clic; ma si riscatta nel ricco mercato brasiliano, dove il canale Fiat con 8.247.860 è il canale brandizzato con il maggior numero di visualizzazioni.

Top 15 per visualizzazioni dei canali aziendali su Youtube (escluse le aziende di intrattenimento Cinema e TV)

N° Youtube Visualizzazioni
1# Ferrari 15.161.874
2# De Agostini 8.646.010
3# Diesel 7.675.049
4# Dolce & Gabbana 7.088.484
5# Vodafone 5.976.875
6# Armani 5.632.885
7# Enel 2.864.161
8# Toyota Italia 2.446.192
9# MasterCard 2.119.750
10# Fiat 1.987.017

novembre 2011 – Giornalisti su Twitter

Articolo di Luigi Ricci, managing director di Barometro*, su Prima Comunicazione di ottobre 2011.

Barometro ha maturato un’esperienza decennale nella realizzazione di focus group e ricerche online, studi sulla reputazione web, analisi del traffico a siti e portali, monitoraggio delle attività della concorrenza (web intelligence). l’agenzia conduce, inoltre, product test, mystery e ricerca di clima
aziendale.

Nell’area dei social network Barometro cura la crescita di community ad elevata visibilità nei principali social media (Facebook, Twitter, Youtube). Modera discussioni ed i rapporti con gli utenti, con l’obiettivo di migliorare la reputazione aziendale tramite i canali dei social network.Presidia blog e social network per scongiurare rischi reputazionali dalla pubblicazione di notizie
riguardanti brand e persone fisiche.

link: Giornalisti su Twitter

Dick Costolo Ceo di Twitter, a settembre ha annunciato che il sito di microblogging ha superato la quota di 200 milioni di utenti attivi, al secondo posto dietro Facebook che di utenti ne conta 800 milioni. Ma gli utenti attivi di Twitter sono circa 100 milioni; il 50% “twittano” ogni giorno generando un volume medio di 230 milioni quotidiani.

Il dato interessante è che il 55% di accessi a Twitter avviene tramite device mobili; in Italia secondo Ipsos siamo arrivati a 20 milioni di smarphone, con una crescita nell’ultimo anno del 50%.

Le caratteristiche di Twitter lo hanno fatto diventare il canale privilegiato nella dieta mediatica degli opinion maker e di chi fa informazione. Per un giornalista un’estesa comunità di seguaci rappresenta infatti uno dei fattori di crescita della propria reputazione e dell’influenza che esercita non soltanto sulla web community, ma con il passaparola, che il web innesca, anche sull’opinione pubblica, non direttamente raggiunta dal suo account.

Infatti la peculiarità di Twitter non è quella di essere un social come Facebook, ma è più percepito dagli utenti come news network, dove tenersi aggiornati, fare informazione e condividerla.

Twitter ha un profilo più radical chic, e di sinistra rispetto a Facebook, perché è stato scelto inizialmente dalla comunità dei blogger, per la semplicità di condivisione delle informazioni che ricorda le BBS (come venivano chiamate agli albori di internet le bacheche elettroniche).
L’esperienza di Twitter è equivalente a quella di tanti giornalisti che ogni giorno nei loro monitor vedono scorrere le notizie delle agenzie, con la differenza che su Twitter si possono commentare e condividere le informazioni con la propria rete di contatti.

Qualche decennio fa fu la portatile Olivetti “Lettera 22” a rappresentare lo strumento cool ed in voga tra i giovani giornalisti, venne la volta dei videoterminali, dei computer e dei notebook, adesso è l’ora degli smartphone e dei tablets, tra cui il più diffuso è l’Ipad; a conferma del fatto che le nuove guerre si combattono con armi moderne, nuove tecnologie che permettono di raggiungere i lettori all’istante e senza il ricorso ad intermediari.

Oggi un giornalista munito di un qualsiasi smartphone, è in grado di realizzare e di montare brevi dei video da inviare alla redazione per la messa in onda e di effettuare quando è buono il segnale G3 delle dirette televisive.

C’è da aggiungere che con un uso mirato degli hashtag, parole chiave precedute da cancelletto (#), all’interno di un tweet, e riproposto da altri utenti, il ranking dell’argomento correlato aumenta. Nel caso del comunicato stampa del Ministro Gelmini del 24 settembre, il fantomatico tunnel Ginevra-Gran Sasso del neutri, è diventato #tunnelgelmini ed ha conquistato la vetta delle discussioni su Twitter.

Dal momento che Twitter è un mezzo veloce, ed una notizia in pochi minuti arriva in ogni parte del Mondo, è capitato spesso che siano state pubblicate notizie false. Verso le 23:00 del 20 settembre erano cominciati a circolare dei tweet che annunciavano un deragliamento ferroviario presso la stazione centrale di Milano. Ai primi di settembre la morte di Steve Jobs annunciata da un account Twitter di un programma della Cbsnews è costato il posto ad una giornalista.

Perciò deve rimanere elevata l’attenzione a ciò che si pubblica sui social network, verificando in primo luogo l’attendibilità delle fonti anche in considerazione al diffondersi del fenomeno del crowdsourcing. Con il giornalismo partecipativo, infatti, gli utenti con le loro testimonianze aggiornano su un determinato evento. Questo divenire d’un tratto reporter può originare la propagazione di notizie imprecise e a volte false; anzi, certe notizie false possono essere messe in circolazione di proposito per generare tensione su un avvenimento.

Un’abitudine che si avverte monitorando Twitter, è che i giornalisti più influenti si occupano troppo spesso di argomenti con un ranking più elevato, dedicano più di frequente i loro tweet ad argomenti popolari. Il motivo di questa pratica è il tentativo di accrescere rapidamente il numero di seguaci, ricevere risposte e retweet; un po’ come fanno i talk show televisivi che per inseguire l’Auditel prediligono parlare di Bunga Bunga, piuttosto che di Emergenza Somalia.

Nella classifica dei giornalisti più popolari su Twitter troviamo in prima posizione Nicholas Kristof, editorialista del New York Times e per 2 volte Premio Pulitzer, viene seguito da 1.154.301 follower. Negli ultimi mesi i suoi tweet hanno riguardato le rivolte dei paesi africani ed in M.O.
Nei giorni che hanno preceduto l’intervista al presidente iraniano Ahmadinejad, del 20 settembre, Kristof ha interrogato i suoi seguaci sui temi da proporre nell’intervista.

Per quanto riguarda il giornalismo nostrano sono sempre di più le firme che dopo aver aperto un account su Facebook, e una fanpage, spesso moderate da altre persone, stanno imparando a scrivere in Twitterese.
Ferruccio De Bortoli, su Twitter da luglio, poco incline a firmare editoriali, si sta rivelando un fervido neo blogger, arrivando a pubblicare una media di 3 tweet al giorno. Nella notte del 25 agosto, De Bortoli, tramite l’Ipad, compose un tweet relativo alla liberazione dei quattro giornalisti italiani rapiti a Tripoli, nei giorni caldi della rivolta, notizia rimbalzata dopo pochi minuti sulle agenzie e redazioni dei giornali e TV, oltre ad essere retwittata da decine di followers.
Da ottobre anche Ezio Mauro direttore di La Repubblica, ha lanciato il suo primo tweet “Frattini critica l’europa a 2 perchè merkel e sarkozy affrontano la crisi delle banche. Intanto noi ci occupiamo di Putin e intercettazioni”, ed in meno di 24 ore ha conquistato 1028 seguaci.

A guidare la classifica dei giornalisti italiani su Twitter c’è Beppe Severgnini, editorialista del Corriere della Sera, che definisce Twitter “un esercizio quotidiano di igiene mentale”. ha 97.517 followers, 2.003 tweet pubblicati a cominciare dal 19 aprile 2009. Lo scorso settembre è Severgnini stato premiato al Blogfest come il Best Tweeter 2011.
In seconda posizione troviamo Riccardo Luna con 35.976 followers e 4.392 tweet pubblicati, la cui popolarità è cresciuta tantissimo, grazie alla direzione fino a pochi mesi fa dell’edizione italiana di Wired, rivista considerata la bibbia di internet.
Con soli 158 tweet pubblicati, prevalentemente link ad altri articoli, Roberto Saviano è in terza posizione arrivando a 35.976 followers; anche se va detto che Saviano predilige la sua fanpage su Facebook che svetta a 1.423.349 iscritti.
Gianni Riotta, editorialista di La Stampa, è 4° in classifica con 32.993 followers, ma è in prima posizione tra i giornalisti twittatori avendo composto con il suo Blackberry la bellezza di 7.015 tweet, e raccontatoci da Central Park l’arrivo dell’Uragano Irene.
In 5° posizione sale Ilaria d’Amico, è la giornalista italiana più popolare su Twitter, con 22.909 followers e 640 tweet.

Giornalisti italiani con +seguaci 9/10/11
Follower (Tweets)
1) Beppe Severgnini 97.517 (2.003)
2) Riccardo Luna 35.976(4.392)
3) Roberto Saviano 35.696 (158)
4) Gianni Riotta 32.993 (7.015)
5) Ilaria D’Amico 22.909 (640)

Per rilevare quali sono i principali giornalisti italiani più influenti su Twitter abbiamo preso l’indice Klout, che è il sistema di misura più diffuso, che mediante un algoritmo, incrocia una serie di statistiche dell’account, quali il numero di seguaci e i retweets per determinare un indice a valore massimo 100 di popolarità.

Nella classifica dei giornalisti più influenti in testa troviamo il giornalista economico Fabrizio Goria che collabora con il Sole 24 ore, che raggiunge 78 punti; Luca Sofri del Post sale a 71 punti, Beppe Severgnini 70 e Ferruccio de Bortoli a 67, a seguire Gianni Riotta a 66.

Giornalisti +Influenzatori su Twitter
Klout max 100
1) Fabrizio Goria 78
2) Luca Sofri 71
3) Beppe Severgnini 70
4) Ferruccio de Bortoli 67
5) Gianni Riotta 66