Febbraio 2018 – Prima Comunicazione “Una buona annata”

Il sistema produttivo di serie tv non è mai stato così vivace e di successo. Con i produttori italiani di qualità diventati di moda sui mercati internazionali.

Prima Comunicazione  – Gennaio 2018 di Anna Rotili

Irrobustito dal tax credit del ministro dei Beni e delle attività culturali Dario Franceschini, il settore produttivo non è mai stato così dinamico e indipendente e, guardando in filigrana l’anno della fiction appena trascorso, l’altro fenomeno interessante è che il prodotto e i produttori italiani sono diventati di moda nei mercati internazionali sulla scia dei successi di ‘Gomorra’, ‘The Young Pope’, ‘I Medici’. Dell’inattesa nouvelle vague è una testimonianza Cattleya che, per incrementare la linea delle mega produzioni seriali, si è accaparrato un partner industriale del calibro di Itv Studios cedendogli in cambio la quota di controllo. In scena anche Hbo che con la Rai e Wildside coproduce ‘L’amica geniale’, dal bestseller mondiale di Elena Ferrante, che si sta girando in un set a Caserta e che la pay americana trasmetterà in prima serata nonostante la serie sia girata in lingua italiana. Per non dire di Netflix che si sta globalizzando.

Dopo ‘Suburra’ – produzione Cattleya – il colosso dello streaming ha annunciato ‘Baby’, un teen drama di Fabula Pictures ispirato al caso delle prostitute adolescenti dei Parioli, e la docuserie sportiva ‘Juventus Fc’. Mentre è in avvicinamento Canal+/Vivendi per produrre in joint venture con TIMvision, il servizio on demand di Telecom, e Amazon Prime ha iniziato a volteggiare sulle nostre teste. Guardando alle sale cinematografiche, che non tirano, e alla serialità televisiva, che sostituisce i film nell’interesse degli spettatori, i produttori stanno riconvertendo parti consistenti delle attività. Non solo Cattleya, che ha ridisegnato l’azienda per competere sulla serialità di alto impianto, ma anche società come la Lotus Production di Marco Belardi o la Indigo Film di Francesca Cima, Nicola Giuliano e Carlotta Calori si sono affacciate alla televisione.

Com’è andata l’annata di fiction sulle reti nazionali? I dati e le elaborazioni di Luigi Ricci di Barometro relative alla fascia di prime time 21-23 raccontano di una buona annata per le serie made in Italy, che hanno ormai quasi completamente sostituito il formato della miniserie: una stagione molto buona per la Rai e discreta anche per Mediaset.

Sono andate in onda anche serie di Sky che non possiamo paragonare con quelle generaliste, perché sarebbe come mischiare mele e pere. Sky fa la politica della fiction evento: pochi pezzi importanti e ben promossi. L’anno scorso abbiamo visto due nuovi tv movie dei ‘Delitti del BarLume’ (Palomar), ‘1993’, la seconda stagione della trilogia su Mani pulite (Wildside), e la terza di ‘Gomorra’. Serie che quasi sempre superano gli ascolti dei film top ma che non raggiungono ancora il gradimento di ‘X Factor’ o di ‘MasterChef’. Su Rai1, che vede in calo il calcio (–3%) e gli show     (–0,7%), la fiction ha avuto una performance trionfale. Arrivando a toccare, alla faccia della frammentazione e della maggiore concorrenza, 5,3 milioni di telespettatori e il 21,8% di share (nel 2016, 5 milioni e il 20,1%) e staccando di oltre due punti e mezzo la media della rete al 19,1%. “Sono numeri che si commentano da soli”, dice Luigi Ricci. “La fiction Rai ha scalato le hit televisive: tra gli eventi dell’anno troviamo in testa alle classifiche la Nazionale italiana, la Champions con la Juve, il festival di Sanremo e ‘Il commissario Montalbano’, mentre tra i dieci programmi più visti di Rai1 sette sono titoli di fiction. ‘Tale e Quale Show’ è soltanto 20esimo. Rai1, inoltre, ha continuato a sperimentare serie inedite che hanno avuto buoni ascolti e sono in crescita anche le repliche”.

L’unico segno meno l’ammiraglia Rai lo registra sui volumi di messa in onda: 16 serate in meno rispetto al 2016, in parte a causa dell’arrivo di Fabio Fazio che ha tolto alla fiction lo storico slot della domenica, regalandolo alla fiction di Mediaset. “Rai1 ha programmato 104 serate di fiction contro le 120 del 2016, dando più spazio in parte all’intrattenimento di Fazio, ma soprattutto al prodotto d’acquisto. È una scelta: la Rai ha risparmiato. Ma impoverendo l’offerta non aumenterà il consumo. È vero che Rai1 in prima serata ha tenuto (+0,1%), ma non è riuscita a recuperare l’ascolto in calo di Rai2 (–0,6%) e di Rai3 (–0,6%). Quindi nell’economia interna tra le reti il saldo non è positivo. Se avesse avuto tutte le serate fiction del 2016 Rai1 avrebbe performato significativamente meglio”. Meno brillante invece è stato l’esito della fiction su Rai2: 8,7% (–3,5% in raffronto al 2016), ma pur sempre sopra la media della rete pari al 6,8%. In realtà l’anno era partito alla grande con ‘La porta rossa’ – la serie della Velafilm sul poliziotto fantasma che indaga sulla sua stessa morte – che era piaciuta moltissimo (13,8% di share). Ad abbassare la media hanno contribuito una stagione dell’‘Ispettore Coliandro’ in chiave minore (7,9%), ma soprattutto il semi flop di ‘Non uccidere 2’, il poliziesco sui delitti domestici, che nella messa in scena strizza l’occhio al thriller nordico, spostato da Rai3 a Rai2 con l’idea che un pubblico più giovane sarebbe stato attratto da un prodotto meno usuale.

Che ne è della fiction del Biscione? Dopo anni il prodotto di Mediaset ha chiuso l’anno in attivo (+0,8%) passando dal 12% al 12,8% e 3 milioni di spettatori, grazie alla spettacolare rimonta nell’ultimo quadrimestre con le due serie ‘L’isola di Pietro’ e ‘Rosy Abate’.  I numeri però denunciano un gap forse incolmabile di dieci punti con la Rai che è anche effetto della retromarcia sull’investimento nel prodotto italiano. Secondo le rilevazioni di Barometro, Canale 5 negli ultimi cinque anni – gli anni critici del sistema tv per il crollo pubblicitario ha perso 187 serate di fiction (solo 33 Rai1) dando la precedenza al più economico prodotto spagnolo (in particolare la soap jolly ‘Il Segreto’, portata

anche in prima serata in più collocazioni settimanali). Si è invertito il trend? La nomina alla direzione della fiction dello sceneggiatore Daniele Cesarano ha dato l’impressione che il Biscione voglia rilanciare il settore anche forse vedendo scemare l’appeal del ‘Segreto’ e delle altre serie europee che l’anno scorso si sono attestate su una share media dell’11,7% (–1,5% sul 2016).

Se poi ci soffermiamo su cosa è andato in onda, il borsino della fiction registra picchi alti ma anche qualche linea in rosso ed è ripetitivo dire che il campionissimo 2017 è ancora una volta ‘Il commissario Montalbano’ di Carlo Degli Esposti, che dalla vetta del suo 42,4% di share guarda tutti gli altri titoli dall’iperuranio. Due serate che valgono in realtà come una serie, perché ormai è invalso l’uso di attaccare ai due nuovi episodi una catena di film vecchi e più volte replicati che continuano a dare risultati importanti. Ma il fenomeno dell’anno è stato il gruppetto di serie inedite targate Rai che hanno sbancato Auditel. Le citiamo di fila, iniziando dai gialli napoletani ‘I bastardi di Pizzofalcone’ (26,2%), a cura della Clemart di Gabriella Buontempo e Massimo Martino, per passare alla saga di riscatto femminile nella patriarcale provincia veneta ‘Di padre in figlia’ (26,7%) della BiBi Film Tv di Angelo Barbagallo; ai due melò contaminati con il giallo e il soprannaturale di ‘Scomparsa’ (26%) e ‘Sorelle’ (26,5%), entrambe targate Endemol Shine; a ‘Maltese’, novità della Palomar con il commissario anni Settanta Kim Rossi Stuart (26,2%), e ‘La strada di casa’ (23,4%), illuminata da un carismatico Alessio Boni e prodotta da Luca Barbareschi di Casanova Multimedia.

Da segnalare anche ‘Sotto copertura – La cattura di Zagaria’ (20%), un poliziesco teso e asciutto che si chiude con le immagini reali e inedite della cattura del boss della camorra. Miniserie in quattro puntate firmata Lux Vide, che ha riportato in onda anche le nuove stagioni di ‘Un passo dal cielo’ e ‘Che Dio ci aiuti’. Tra i sequel ‘Provaci ancora prof!’ di Endemol Shine tocca il 18,3% alla settima edizione, ma hanno perso glamour le commesse del ‘Paradiso delle signore 2’ (16,9%) di Aurora Tv, di cui è allo studio un progetto per trasformarlo in una soap pomeridiana.

Non possiamo chiudere il capitolo Rai senza citare due prodotti un po’ anomali. Sdoganando il genere fantasy sull’ammiraglia pubblica, ‘Sirene’ ha performato così così (16,7%), ma è risultata la serie più giovane dell’anno (55 anni di età), mentre ‘Adesso tocca a me’ sugli ultimi giorni di Paolo Borsellino, produzione Aurora Tv, ha aperto la strada in prima serata alla assai meno costosa docufiction che ha mostrato di poter fare un risultato interessante (19%).

Nella classifica delle fiction di maggior ascolto il primo titolo di Mediaset, ‘Rosy Abate’, si è piazzato al 15esimo posto. Spin off di ‘Squadra antimafia’ e prodotta da Taodue con l’icona dei giovanissimi, Giulia Michelini, ‘Rosy Abate’ ha raggiunto circa il 20%, una share che Canale 5 aveva dimenticato da tempo.  A riprova che un attore popolare è un forte richiamo per una fiction generalista, l’altra hit di Canale 5 è stata ‘L’isola di Pietro’ – serie targata Lux Vide – con Gianni Morandi ritornato a vestire i panni dell’attore. Tutti gli altri titoli sono stati degli autentici flop e quasi tutti riproposizioni di serie già declinanti o arrivate al capolinea, da ‘Squadra mobile – Operazione mafia capitale’ della Taodue (11,2%) alla super soap di Endemol Shine ‘Le tre rose di Eva 4’ (13,2%). Anna Rotili