Gennaio 2017 – Prima Comunicazione “La grande bouffe”

La grande bouffe, si chiama binge watching la novità nella fruizione di serie televisive – Anna Rotili Prima per Comunicazione Gennaio 2017

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In cinque anni l’offerta Usa e raddoppiata. C’è chi teme un’indigestione da carte del pubblico. Che sembra insaziabile anche in Italia, considerato successo dell’offerta Rai e dei canali pay dedicati alle serie.

Il boom dei contenuti originali ‘scripted’ (nella terminologia anglosassone si intende i genere che noi chiamiamo fiction) esploso negli ultimi anni nella industry della produzione americana in cui l’offerta raddoppiata a un ritmo velocissimo: dai 200 titoli del 2009 ai 421 del 2015. Dati pubblicati da Variety sulla base delle stime di Fx Research, che prevede nel 2017 500 serie in onda.

Per le serie americane si può dire che si è passati dalla pratica del binge watching (la possibilità, consentita dallo streaming, di divorare una serie tutta in un colpo) a un’autentica indigestione di titoli. Oltre 400 serie originali sono andate in onda nel 2016 sulla televisione Usa tra network, tivù cavo basic e pay e servizi online, migliaia di ore inedite.

Ma perché la serialità e diventata determinante? Innescato da HBO, l’appetito per i contenuti originali ha contagiato le reti via cavo che, per crescere, hanno puntato su produzioni proprie balzate a 181 serie inedite dalle 111 del 2011, con un incremento del 63%. La situazione ha avuto un fortissimo impulso con l’arrivo dello streaming di Netflix, Amazon e Hulu. Fx Reserch calcola che nel 2016 i servizi online hanno veicolato 93 nuove serie contro le 46 del 2015 e le 15 del 2012.

Netflix, che fa conto su una potenza di fuoco di 115 milioni di utenti nel mondo, investirà quest’anno 6 miliardi di dollari per potenziare un catalogo di circa mille titoli originali tra serie, film, documentari, docufiction. Dai successi mondiali ‘House of Cards’ e `Narcos’ al fantasy ‘Lemony Snicket’s. A Series of Unfortunate Events’ prossimamente in arrivo, di mese in mese si aggiunge una nuova chicca. Ultima in ordine di tempo ‘The Oa’.

Non è da meno Amazon che investe 4-5 miliardi all’anno in prodotti propri, ha già marcato il territorio con le apprezzate “Transgender’ e `Mozart in the Jungle’ a supporto di Amazon Prime, servizio VOD diffuso in 250 Paesi, ed è in procinto di sbarcare anche in Italia. Investimenti tali che obbligano i broadcaster e le pay tv a inseguire sullo stesso terreno, dove stanno entrando il servizio online della Cbs All Access e HBO Now.

Questo sviluppo esponenziale di prodotto seriale si chiama to ‘peak tv’, neologismo coniato da John Landgraf, un’autorità nel mondo dell’intrattenimento Usa, dal 2005 president e general manager di Fx Networks che, a meta del 2015, aveva gettato l’allarme sul rischio `bolla’ di una sovrapproduzione esagerata animando it dibattito tra giornalisti e manager televisivi. Nel mare magnum di contenuti come potrà lo spettatore orientarsi nella scelta? Si chiedeva Landgraf.

Milly Buonanno, massmediologa e studiosa di fiction nazionale e internazionale, ne dà una lettura sociologica. “C’è un’eccedenza di produzione che si lega all’accelerazione del consumo”, dice la Buonanno. “Siamo in quella che alcuni sociologi chiamano ‘the culture of speed’, per cui tendiamo a bruciare tutto velocemente, e ne e una dimostrazione che per una fetta di pubblico sia diventata normale la modalità del binge watching, cioè del divorare”. Così il trend   americano si riflette anche qui da noi con un fiume di serie sui canali pay e sui verticali del digitale terrestre.

Il produttore di Cattleya Riccardo Tozzi considera invece “del tutto normale che ci sia un così forte sviluppo della produzione seriale. La serialità e il grande racconto del terzo millennio e lo strumento attraverso cui un pubblico vastissimo si riconosce. Quindi c’è una domanda molto forte che cresce enormemente perché si sviluppano infatti nei media che la fanno circolare. Ma non vedo nessun rischio i timori che emergono nel dibatto americano nascono dallo stupore per l’enorme sviluppo accelerato, ma dietro non c’è una domanda occasionale bensì strutturale”. Per il produttore di ‘Gomorra’ l’appetito per le serie di qualità non scemerà e in questo contesto “noi italiani ed europei ci siamo dentro in pieno. Siamo in una posizione formidabile perché& tolta la serialità inglese, che e assimilata a quella americana, la serialità che più” interessa al mondo e quella italiana”.

 

In Italia qualcosa si muove

L’ottimismo di Tozzi fa i conti con uno scenario italiano che negli ultimi dieci anni ha visto la fiction domestica dimezzare volumi produttivi: l’anno scorso sono stati trasmessi 46 titoli inediti di serie e miniserie per un totale all’incirca di 230 serate, considerando Rai, Mediaset, Sky e Discovery. Sono dati di elaborazioni di Barometro di Luigi Ricci sulla base dei dati Auditel.

Però qualcosa si è smosso e si sono viste per la prima volta in onda diverse ambiziose fiction italiane che stanno viaggiando sugli schermi internazionali: le due serie di Sky, `Gomorra 2′ – che il New York Times ha inserito tra le tre migliori serie non americane dell’anno – e ‘The Young Pope’, la spiazzante interpretazione del papato e del Vaticano alla maniera di Paolo Sorrentino, prodotta da Fremantle/Wildside, che il 15 gennaio ha avuto il debutto a stelle e strisce su HBO.

Anche la Rai, raccogliendo Il guanto di sfida, si lanciata nel prodotto internazionale con ‘Masters of Florence’, la saga sui Medici targata Lux Vide e scritta dallo showrunner americano Frank Spotnitz, che dopo l’ottima performance avuta su Rai1 con 6,6 milioni di spettatori, venduta in tanti Paesi, e stata trasmessa in Spagna, Francia e Germania e acquistata da Netflix che la diffonderà anche negli Stati Uniti e in Inghilterra.

La Rai ha messo in cantiere per quest’anno almeno due nuove serie internazionali e Sky non si farà bypassare. Il trend interessante e che aumentano i produttori impegnati a fare una serialità che vorrebbe sfidare quella americana. Cattleya ha un vasto numero di titoli in produzione: `Gomorra 3′, Suburra’ – che e la prima produzione italiana di Netflix – `ZeroZeroZero’, dal romanzo di Roberto Saviano, e sta sviluppando ‘Django’, un western ispirato al film di Quentin Tarantino, Suspiria’, dal film di Dario Argento, e Il Regno, dal romanzo di Emmanuel Carrere.

 

Anche a Fremantle/Wildside non si perde tempo e Lorenzo Mieli e Mario Gianani, che hanno in preparazione il seguito di ‘The Young Pope’, stanno montando la serie dal bestseller di Elena Ferrante `L’amica geniale’ che vede interessata HBO. Ispirata a un altro titolo librario importante, ‘Il Nome della rosa’ di Umberto Eco, la serie della 11 Marzo di Matteo Levi di cui iniziano a breve le riprese, costo 24 milioni di cui meta coperti dal distributore internazionale Wild Bunch. Si e messo in pista anche Carlo Degli Esposti della Palomar, il produttore dell’italianissimo `Commissario Montalbano’, con tre progetti, due dei quali coinvolgono Roberto Saviano.

Ma c’è dell’altro e non da poco. E successo infatti anche che la Rai si sia impegnata in qualche tentativo di modernizzare il suo racconto. Niente di trascendentale, ma `La mafia uccide solo d’estate’ di Pif – produttori Mieli e Gianani – e ‘Rocco Schiavone’ di Rosario Rinaldo di Cross Productions sono due esperimenti che vanno in questa direzione e, in onda su Rai1 e su Rai2, sono stati premiati da un buon gradimento di pubblico e critica. Su Rai2 il noir di Schiavone, con l’antieroe ostico e discutibile interpretato da Marco Giallini, e diventato un caso e il successo della serie (3,3 milioni di spettatori, che per la rete di Ilaria Dallatana rappresenta il risultato più alto dell’anno) ha spianato la strada al ritorno della produzione su Rai2, un modo per diversificare il prodotto Rai in funzione proprio dell’innovazione.

 

 

Meno riusciti sono stati `Tutto può succedere’ (Cattleya) e ‘Non uccidere’ (Fremantle/Wildside). Con ‘Tutto può succedere’ si e voluto fare un comedy drama all’americana, di fatto il remake di `Parenthood’. Andato in onda su Rai1, si e fermato a 3,9 milioni di spettatori. `Non uccidere’, un poliziesco girato nel centro Rai di Torino e ispirato al crime nordico per atmosfere, luci e taglio delle inquadrature, e stato apprezzato dalla critica, e piaciuto ai mercati ma non ha convinto il pubblico di Rai3 (1,1 milioni di media). La Rai ha per° deciso di fare i sequel di entrambe. Anche nel 2016 sono stati i drammi civili, le commedie familiari brillanti e sentimentali, i polizieschi, i gialli light, i biopic e i melò a caratterizzare la fiction di Rai1. E il pubblico questa fiction continua a premiarla. In base ai dati di Barometro, nell’anno passato la fiction e ritornata regina nel gruppo dei dieci programmi più visti della televisione con due puntate del (Commissario Montalbano’ a quasi 11 milioni, che vi figurano insieme a tre partite degli Europei e cinque serate di Sanremo. Quando poi a Montalbano’ si affianca ‘Don Matteo’, l’altro indistruttibile campione di Rai1, con 13 serate a 7,5 milioni di spettatori medi, non ce n’e pia per nessuno.

Nella classifica delle fiction top si è piazzata in seconda posizione l’inedita biografia di `Luisa Spagnoli’ (produzione Moviheart) che ha fatto presa anche per la simpatia dell’interprete Luisa Ranieri (due puntate a 7,4 milioni). Ottima affermazione di due serie inedite, quella dei ‘Medici’ e la sbarazzina commedia familiare ‘Non dirlo al mio capo’ – altro prodotto Lux Vide – a quasi 6 milioni, che conferma il carisma di Vanessa Incontrada sul pubblico mainstream; mentre, subito sotto a 5,7 milioni, si piazza il sequel della commedia gialla ‘Una pallottola nel cuore’, che vede ancora in gran forma un veterano del calibro di Gigi Proietti.

Si e affermato anche un drappello di miniserie e tv movie sui temi dell’impegno civile, e il buon riscontro di pubblico dimostra che la scelta della Rai di riprendere questo filone e stata giusta. Le citiamo tutte a partire dall’audience più alta, a 7,3 milioni, di ‘lo non mi arrendo’ con Beppe Fiorello della Picomedia. Seguono, a 7 milioni, ‘Il sindaco pescatore’ di Guglielmo Arie della Solaris Media e, a quasi 7 milioni, ‘Felicia Impastato’, la madre coraggio interpretata da Lunetta Savino e prodotta da Matteo Levi della 11 Marzo Film. Alla stessa linea appartengono ‘Io ci sono’, sulla vicenda di Lucia Annibali (4,2 milioni) della Bibi Film di Angelo Barbagallo, e ‘Boris Giuliano. Un poliziotto a Palermo’ della Ocean Productions con un convincente Adriano Giannini (4,8 milioni). E riuscito il debutto del melò in 12 serate paradiso delle signore’ (a 5,7 milioni) di Giannandrea Pecorelli della Aurora Film, di cui si sta girando la seconda serie. Sequel assicurato anche per l’altro esordio seriale “L’Allieva” commedia sentimentale di Endemol in 6 serate a 4,8 milioni medi. Deludono la terza stagione di ‘Braccialetti rossi’ (Palomar) e ‘Il medico in famiglia 10′ (Publispei).

L’anno scorso Rai1 ha mandato in onda 120 prime serate – 18 in più del 2015 – con una media di 5 milioni di spettatori e il 20,1% di share. Un risultato in crescita dello 0,4% sull’anno, che regala più di un punto alla media di rete. “La fiction Rai è tanta e in buona salute”, osserva Ricci. “Ma c’è anche di più. Si e cominciata a vedere nei palinsesti l’innovazione di prodotto e abbiamo anche assistito agli scontri di fiction, che evidentemente non viene più considerata un genere protetto. Inoltre e tornata la fiction su Rai2 con un delta strepitoso sugli altri generi. Se c’è qualcosa di nuovo nella Rai di Campo Dall’Orto è nella fiction”.

“La fiction made in Italy premia anche Sky”, sottolinea Ricci. “Serie tivù come ‘Gomorra’, `The Young Pope’, o ‘I delitti del BarLume’ sono i programmi che fanno i maggiori ascolti su Sky Cinema. Ora aspettiamo al varco Discovery, che ha fatto il suo primo tentativo con la serie un po’ particolare e non pienamente riuscita di Fabio Volo, ‘Untraditional’ (320mila spettatori medi)”.

Stagione deludente per la fiction di Mediaset che su un totale di 68 serate (8 in più rispetto al 2015) è stata seguita da una media di 2,8 milioni di spettatori e con il 12% di share, tre punti in meno del 2015 e due e mezzo sotto la media di Canale 5. I due titoli che hanno funzionato meglio sono ‘Solo’ e ‘Rimbocchiamoci le maniche’. ‘Solo’ è l’ennesima mafia story di Pietro Valsecchi (Taodue) con al centro l’infiltrato Marco Bocci, a 3,5 milioni. Valsecchi però ha dovuto incassare il flop dell’altra storia di mafia, ‘Romanzo siciliano’ (2,3 milioni), e la crisi di Squadra antimafia’ (3 milioni). Avrà un seguito, anche se non ha avuto risultati strabilianti, ‘Rimbocchiamoci le maniche’ della Endemol con Sabrina Ferilli sindaco (3,1 milioni). Debole anche Raoul Bova, produttore e protagonista di un’intricata vicenda dal titolo `Fuoco amico Tf45. Eroe per amore’, e sembra essersi esaurito anche il melò alla Tarallo/Losito/Garko, visto che ‘Non e stato mio figlio’ si e fermato sotto i 3 milioni. Mediaset ha disinvestito sul prodotto italiano, che ha in parte sostituito con il prodotto spagnolo, il gioiello ‘Segreto’. La soap, mandata anche in doppia collocazione settimanale e seppure in calo (3 milioni circa contro i 3,5 del 2015), batte ancora il prodotto italiano. Ricci considera che il Biscione “dovrà allargare la rosa dei produttori per trovare nuova linfa. La rifondazione dovrà farla il nuovo direttore, Daniele Cesarano”.