dicembre 2010 – Ricci intervistato da Carlo Rossella su Prima Comunicazione

Carlo Rossella - Presidente di Medusa Cinematografica

“I giovani, un mondo incomprensibile per la politica italiana” articolo scritto da Carlo Rossella su Prima Comunicazione di dicembre 2010.

Quattrocentomila studenti medi e universitari, qualche centinaio di precari, ricercatori e associati, più decine di cattedratici e addirittura presidi di Facoltà, rettori e baroni in malafede. E’ questo il popolo composito degli oppositori della riforma Gelmini dell’università, votata martedì 30 novembre, fra le proteste di piazza, dalla Camera dei deputati.
L’autunno del 2010 è stato molto caldo per la scuola italiana. Ricorda quelli del 1967 e del 1968, quando fu la riforma Gui a essere nel mirino del Movimento di allora.
I ragazzi con l’eskimo e le sciarpe scarlatte di quegli anni sono i padri, e a volte anche i nonni, dei ragazzi che protestano oggi contro la Gelmini.

Ma i figli sono molto diversi dai genitori. Martedì 30 novembre li ho visti sfilare in via del Corso a Roma, e scontrarsi con la polizia poco lontano da Palazzo Chigi.

I capelli non sono molto lunghi come 42 anni fa. Giacconi e non eskimi contro il freddo. Kefie palestinesi al collo, ma anche shatush. In testa cuffie di lana e berretti da baseball di taglio americano. Scarponcini e sneakers ai piedi e niente Clarks. Macchine fotografiche, telecamerine, telefonini in mano, slogan fantasiosi e preoccupati per il futuro e il posto di lavoro. Nessun riferimento ideologico. Molta fantasia. grandi scudi con disegnate sopra le copertine dei libri di culto.
Nei giorni precedenti, durante le occupazioni degli atenei e le gite sui tetti, avevo notato il senso mediatico dei dimostranti. Occupando il Colosseo e la Torre di Pisa erano finiti sulla prima pagina del Financial Times e del New York Times, un onore mai concesso ai loro padri e nonni della prima contestazione giovanile italiana.

Incuriosito dal modo di essere e di agire di questa ultima generazione contestante, ho chiesto un giudizio a un amico, Luigi Ricci, fondatore e presidente di Barometro, società di consulenza e marketing televisivo.

I ragazzi, definiti dai giornali la “generazione facebook”, sono molto di più.
Ricci, che ha registrato e misurato gusti e tendenze di questi giovani dai 15 ai 25 anni, li definisce “generazione multitasking”. Ipertecnologici come sono, gli studenti vivono fra Internet e telefonini. Utilizzano più piattaforme: Facebook, Twitter, Msn, IPhone. Wikipedia è la loro enciclopedia interattiva, e Google, la homepage di tutto. Sono consumatori di social media come YouReporter, Youtube, Megavideo. Adorano Wikileaks, la nuova Bibbia informativa del segreto rivelato.
I ragazzi guardano poco la Tivù, la vedono spezzettata sulle piattaforme. Producono video come fa ormai il 20% dei consumatori di Youtube, e quindi realizzano, condividono, finché dura il “credito del telefonino”, frase molto usata, ossessione permanente. Solo Skype, piattaforma gratuita, li salva dal chiedere a papà e mamma troppi soldi per la scheda telefonica.

In tal modo possono chattare, comunicare in audio senza problemi, scaricare. Quest’ultima è la parola chiave della loro vita: scaricano tutto.

Dice Ricci: “La loro cultura è scaricare, farsi un palinsesto informativo, vedere la tivù in streaming, utilizzando ai loro fini i loro personaggi preferiti”. In testa a tutti secondo Ricci, c’è Saviano. I suoi monologhi a “Vieni via con me” sono i più scaricati e passati da un computer e da un telefonino all’altro. Saviano, secondo le statistiche di Barometro, è l’idolo dei 15-24enni. Gli imitano la barba alla Mickey Rourke in “9 settimane e ½”, i maglioni, le giacche scure, il taglio dei capelli, il modo di dire e di fare.

Se Saviano si candidasse con un proprio movimento, fuori dai partiti tradizionali, avrebbe un notevole successo. Il target giovani colti delle sue apparizioni tivù è del 60% dell’audience. I trend setter dicono che Saviano abbia un “capitale di marca” fortissimo.

Lontani dalla tivù, arroccati a scaricare i film (gratis) e la musica (sempre gratis) nei loro computer, i dimostranti guardano poco la tivù. Si soffermano su Fazio, Bonolis e “Matrix”, il TG di Mentana e il tg5, ma sono meno appassionati di quanto si immagini a Santoro e Floris, considerati troppo vicini, nei gusti, nei temi e nel linguaggio ai loro genitori.

Con i giornali i giovani studenti del 2010 hanno una relazione diversa da quella della generazione sessantottina. Semplicemente non li leggono su carta, ma solo su internet. Qualche decennio fa nelle tasche degli eskimi c’erano Lotta Continua, L’Unità, Il manifesto. Poi arrivò La Repubblica a fare la parte del leone fra gli antagonisti.

Alle manifestazioni anti Gelmini non ho visto un quotidiano. La stampa passa le proprie notizie sull’online. E sono le news a essere preferite rispetto ai classici articoli di fondo. I ragazzi si fanno le idee fra di loro, senza bisogno di maestri del pensiero.

Nelle interviste tivù i principi espressi dai giovani sono chiari, immediati, non ideologici, leggeri, fruibili all’istante come il Nescafé, caricati solo di ansie e incazzature. I discorsi dei loro alleati ricercatori o precari stagionati, sono ideologici, noiosi, retrò, dato che tali “professorini” nel Movimento vengono da esperienze politiche precedenti come la Pantera dei primi anni Novanta o l’Onda del 2008.

La contestazione ha capi branco locali, ma è fatta soprattutto di tanti microgruppi che comunicano fra di loro via Internet e fanno massa sugli obiettivi comuni.

Non ci sono più i Mario Capanna e gli Adriano Sofri. E’ un altro mondo che non insegue i media, come nel Sessantotto, ma che si fa inseguire dai media e da certa, patetica politica di sinistra e di ex centrodestra.

Un mondo incomprensibile per la politica italiana. Un mondo transazionale, via Internet, come si è visto nelle proteste inglesi, francesi, spagnole, olandesi. E la rabbia si sta estendendo, anche fuori dall’Europa.

I gruppetti no global, anarcosindacalismi e rivoluzionari di sinistra, con le loro radio nostalgiche della violenza di piazza degli Anni di piombo, si sono inseriti fra i dimostranti: e fanno danni. Ma il movimento è troppo avanti anche per loro e li rigetterà
Come corpi estranei, pezzi da museo, antiquati e dannosi per la causa. Su questa generazione studentesca c’è poco da arrabbiarsi e molto da riflettere.