Luglio 2015 – Prima Comunicazione “I trend della fiction di Rai e Mediaset”

Cover Prima Comunicazione

I trend della fiction di Rai e Mediaset di Anna Rotili – link all’articolo completo Clicca

Non è stata memorabile la stagione inverno-primavera della fiction a leggere i dati della Barometro, ma sono soprattutto interessanti i trend che si sono manifestati sulla programmazione, dove si è vista Raiuno giocare di rimessa rispetto a Canale 5.
Le serie e le miniserie andate in onda tra gennaio e maggio sull’ammiraglia della Rai hanno totalizzato uno share del 20,1%, in calo dello 0,6% sullo stesso periodo dell’anno scorso, ma ben sopra la media di rete, scesa al 18,4% (–1,4%). A fronte dei successi di ‘Un passo dal cielo’ e ‘Braccialetti rossi’ e delle due miniserie ‘L’angelo di Sarajevo’ e ‘La freccia del sud’, cioè Pietro Mennea, della discreta tenuta della ‘Grande famiglia’ e della sufficienza della ‘Dama velata’, debutto della Lux Vide nel melodramma in costume, si contano diverse delusioni, e tra queste ‘La narcotici’ di Gabriella Buontempo (Goodtime) e ‘Fuoriclasse’ di Beppe Caschetto (Ict Movie). Ma il fatto più curioso è che Raiuno ha mandato in onda meno fiction in prima serata (–25 collocazioni) e aumentato la quota delle repliche (+12), che sono cresciute nella share a 15,3% (+3,6%), grazie al solito ‘Montalbano’, a ‘Braccialetti rossi’ e alla seconda serie della suora Elena Sofia Ricci. Al contrario sono rimaste stabili le serate dell’intrattenimento (41) al 19,4% che, togliendo il risultato di Sanremo, scendono al 15,6% di media a causa del flop di ‘Forte forte forte’ e ‘Senza parole’, mentre la serie spagnola ‘Velvet 2’ si è fermata al 12,3% di share. Se passiamo a Canale 5, migliorano gli ascolti della fiction che salgono a 15,6% (+0,6%), ma si attestano sotto la media della rete al 17,1%, in crescita di +1,2% sul periodo precedente.
Senza grandi emozioni i debutti della Taodue, ‘Il bosco’ e ‘Squadra mobile’, meno effervescente la nuova stagione di ‘Le tre rose di Eva’, anche se con buoni risultati che la nuova super soap di Endemol ‘Solo per amore’ non è riuscita ad eguagliare. In realtà la stagione fotografa la perdita di centralità nel palinsesto di Canale 5 della fiction italiana, soppiantata dalla serialità spagnola, o per meglio dire dal ‘Segreto’ che, in doppia prima visione settimanale e usato ora come tappabuchi ora come clava per la contro programmazione, non ha perso un colpo, ancorandosi al 16,6% e superando il prodotto italiano sia in termini di share sia nel numero di collocazioni (39 vs 30). ‘Il Segreto’ ha avuto le stesse serate dell’intrattenimento, che su Canale 5 ha visto un grandissimo exploit con il 22,1% di media (+2%), grazie ai trionfi di Maria De Filippi (‘C’è posta per te’ e ‘Amici’), ‘L’isola dei famosi’ e ‘Scherzi a parte’ di Bonolis. E non a caso Mediaset si è affrettata a garantirsi il rinnovo dei diritti per ‘Il Segreto’ per tutte le stagioni esistenti e future, come hanno confermato gli spagnoli di Atresmedia, il principale gruppo di televisione e multimedia spagnolo che produce la soap, in onda in Spagna su Antena 3, smentendo la notizia della chiusura di un accordo con Banijay Italia, controllata dal gruppo francese Banijay Group.

Febbraio 2015 – Studio Barometro “I Social trainano Sanremo”

di Luigi Ricci, Managing Director di Barometro “Perché Sanremo è sempre Sanremo” da Key4Biz Clicca

Il Festival di Sanremo condotto da Carlo Conti è il più social di sempre e sta portando numeri importanti a Rai1, con un ascolto del 30% in più rispetto al 2014. L’età media dei telespettatori si è abbassata di tre anni, passando da 54 a 51. Ascolti alle stelle, anche ieri nella 3° serata, il Festival di Sanremo.

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Gennaio 2015 – Barometro by Prima Comunicazione “Un anno della fiction tv”

Di Anna Rotili per Prima Comunicazione di Gennaio 2015, dal titolo “Il racconto e l’amore vincono; Raiuno successo della serialità; L’invasione delle serie spagnole l’anno di Gomorra”. Nell’articolo sono illustrati i principali risultati dello studio condotto da Barometro sull’andamento degli ascolti televisivi delle fiction trasmesse in TV lo scorso anno, con il commento di Luigi Ricci. L’articolo è visibile a questo link Click here

Immagin Tinni Andreatta Rai Fiction

Dicembre 2014 – Barometro by Europa “La platea degli Angela”

“La platea degli Angela” di Stefano Balassone @SBalassone per Europa del 2 dicembre 2014 Click hereEuropa Quotidiano

La puntata di sabato 29 novembre, di “Ulisse, il piacere della scoperta”, quella dedicata alla civiltà greca antica, ha raccolto quasi 1,8 milioni di spettatori, pari a uno share dell’8%. Non stupisce che gli spettatori di Angela siano fra i più istruiti Chi sono gli spettatori che tengono in quota da mezzo secolo le fortune della ditta Angela&Figli, con i loro vari Quark, Passaggio a Nord-Ovest e tutta l’altra serie di titoli dell’immortale filone “lo sapevate che?” in salsa di televisione? Grazie al Barometro di Luigi Ricci scopriamo che la puntata di sabato 29 novembre, di Ulisse, il piacere della scoperta, quella dedicata alla civiltà greca antica, ha raccolto quasi 1,8 milioni di spettatori, pari a uno share dell’8%. Se vi paiono misure piccine, sappiate che si tratta del quarto risultato della serata, distante da Ballando con le stelle (20%) e ancor più da Tu sì que vales (27%, in continua crescita, settimana dopo settimana), ma appena a una incollatura dal terzo classificato, il telefilm Castle, che su Raidue ha rimediato il suo abituale 8,3%. Un risultato dunque di tutto rispetto (simile a quello di Che tempo che fa che immediatamente lo precede), ma che si fa ancora più interessante scoprendo che metà della platea del programma è costituita da spettatori che preferiscono in linea di principio il Cavallo del servizio pubblico al Biscione della tv commerciale. E che però quella sera si sono divisi fra la civiltà greca e i numeri da circo su Canale5, che sono pur sempre un classico. Considerati i comportamenti non stupisce che gli spettatori di Angela siano fra i più istruiti (almeno il diploma o la laurea). Inesausta voglia di sapere? Forse. O forse il piacere della reminiscenza di ciò che si è malamente imparato sui banchi di scuola. Anche se al Sud, nelle terre un tempo chiamate Magna Grecia, anche i più istruiti hanno disdegnato il programma (al contrario che nel Centro-Nord), che gli sembrava parlare di glorie troppo passate per trovarvi una consolazione delle difficolta presenti. In linea generale il pubblico della ditta Angela appartiene molto più –in proporzione- che per i programmoni di Raiuno e Canale5, alle categorie più benestanti e che più incidono sulle scelte di consumo. Cioè, scherzo di una tv che spesso viene citata come quint’essenza del servizio pubblico, alle categorie che più ingolosiscono i pubblicitari. Tanto per ricordarci una volta di più che i confini fra tv commerciale e tv non commerciale più che culturali sono di ordine economico strutturale e hanno più a che fare con l’industria, i suoi equilibri, le sue prospettive. Da tenere a mente, ora che il ruolo della Rai torna all’ordine del giorno.

Luglio 2014 – Barometro by La Repubblica sul passaggio di Giovanni Floris a La7

Articolo di Aldo Fontanarosa del 4 luglio 2014 “Gubitosi: Offerta troppo alta, non potevo accettare la corsa al rialzo” Click here

L’articolo è stato ripreso da Dagospia, la sintesi dell studio Barometro sono state prese da Formiche e Tv Blog.
I dirigenti più vicini. I consiglieri di amministrazione fidati per davvero. Due giornalisti con il grado di direttore. Nel primo pomeriggio di ieri, Luigi Gubitosi informa un pugno di fedelissimi dell’addio a Giovanni Floris che un gelido comunicato stampa di quattro righe avrebbe formalizzato tre ore dopo. Il direttore generale di Viale Mazzini parla ai suoi di un divorzio «doloroso e sofferto». Ma anche di un atto doveroso, di responsabilità manageriale. Perché Floris trattava il nuovo contratto triennale con Viale Mazzini da una posizione di forza brandendo l’offerta milionaria, «e non pareggiabile», già avanzata da La7. Raccontano — ma su questo Gubitosi non si espone — che Cairo garantirà al conduttore romano e romanista 4 milioni per tre stagioni. Una cifra quasi fuori mercato.
Con l’assegno de La7 già al sicuro, il bolognese Beppe Caschetto — titolare della Itc 2000 e agente di Floris — detta a Gubitosi delle condizioni precise, stringenti. Il giornalista sarebbe rimasto in Rai (a dodici anni dal suo esordio il 5 novembre 2002) a patto di prolungare la durata di Ballarò di mezzora, nella nuova stagione. Non solo. Floris chiede una striscia quotidiana di 10 minuti, che sarebbe andata in onda da gennaio 2015. In cambio di questo maggiore impegno, pretende un contratto più ricco di 150 mila euro, che si avvicina dunque a quota 700 mila l’anno. Siamo ad oltre 2 milioni per tre stagioni. Gubitosi è sul punto di firmare. Poi si ferma. Perché — ha spiegato poi — il bonus a Floris non sarebbe stato gestibile, all’interno dell’azienda.
Nell’ultimo anno, la Rai ha chiesto sacrifici a tutte le sue star giornalistiche e artistiche, al momento di rinnovare i contratti. Un anno fa, ha tolto quattro prime serate a Lucia Annunziata per i suoi speciali, ad esempio. E finanche Bruno Vespa, l’intoccabile signore di Porta a Porta , rinuncerà ad una delle sue quattro puntate, il giovedì sera, nella nuova stagione. Meno tempo editoriale e meno soldi per tutti, dunque. Meno che per Floris. Che avrebbe ricevuto il trattamento inverso: più tempo in video e più soldi. A quel punto, le stelle della tv di Stato si sarebbero risvegliate. Avrebbero chiesto conto dell’eccezione e reclamato soldi e soldi e soldi, anche loro.
Gubitosi temeva l’onda d’urto della politica e dei sindacati, poi. Quest’anno — è cosa nota — la tv di Stato riceverà 150 milioni in meno alla voce canone (il taglio è deciso dal decreto Irpef che destina 80 euro al mese agli italiani meno ricchi e fortunati). E con la morosità e l’evasione del canone che rialzano la testa, il direttore generale studia già un taglio drastico al costo del lavoro. In questo clima lacrime e sangue — mentre Viale Mazzini allude a possibili licenziamenti di lavora tori in una lettera al Tesoro, suo azionista, l’8 maggio scorso — tu che fai: copri d’oro Floris?
Verso il conduttore in uscita, un prodotto del vivaio Rai, Gubitosi nutre assoluto rispetto. È anche vero, però, che Ballarò non ha conosciuto la sua stagione migliore. Secondo i dati della società “Barometro” di Luigi Ricci, la trasmissione ha richiamato su Rai Tre solo 12,6 spettatori dei cento che erano davanti al televisore il martedì sera. È il peggior risultato degli ultimi 9 anni. Ed è certo curioso chiedere più soldi dopo una annata così così, come ascolti. Ma c’è anche chi mette in guardia Gubitosi dall’impatto che il divorzio potrà avere sui destini della Rai. Intanto il 12,6 % di share rappresenta un risultato ancora ragguardevole, il più alto per le prime serate di informazione. Grazie allo zoccolo duro dei suoi seguaci, Floris ha comunque portato in dote alla Terza Rete un punto percentuale di ascolti in più. Una simulazione della società “Barometro” ci dice che RaiTre ha ottenuto uno share medio del 7,7 per cento in prima serata, quest’anno, che si sarebbe ridotto al 6,9 per cento senza questa trasmissione. Adesso il conduttore trasferirà il suo seguito alla 7 senza che Viale Mazzini abbia ben chiaro a chi affidare ora Ballarò. Su questo punto, le idee sarebbero poche ma confuse. Persone vicine alla trattativa, infine, descrivono Caschetto, agente di Floris, assai ragionevole e conciliante con Gubitosi. Insomma: non c’era la fredda volontà di divorziare dalla Rai, anzi. L’addio sarebbe maturato solo di fronte alle esitazioni di Viale Mazzini.
Allenato alle trattative del calcio mercato, dopo aver preso Nocerino dal Milan ed El Kaddouri dal Napoli, Cairo avrebbe colto l’attimo e strappato il sì di Floris. Dopo 12 anni di duro lavoro, il conduttore firma per un ingaggio super, che gli farà gridare un “alè” a squarciagola. E speriamo solo che ora non si proclami anche tifoso del Toro, squadra del suo nuovo editore.

Luglio 2014 – La Repubblica inserto Donna “A scuola di antimafia”

D Repubblica Barometro Articolo a firma di Ilaria Lonigro,  “A Pisa un Master prepara i ragazzi a combattere la criminalità organizzata. D.it ha incontrato le studentesse e una docente speciale: Enza Rando, l’avvocato dei testimoni di giustizia. In più, le cifre delle donne che combattono la corruzione”. Click here L’articolo riporta alcuni dati estratti dalla ricerca Barometro “sulla rappresentanza femminile nelle istituzioni del paese”. Click here Nuovi paladini dell’anticorruzione e dell’antimafia crescono all’ombra della torre di Pisa. Da 4 anni un Master unico in Italia, voluto da Libera in collaborazione con Avviso Pubblico e con la facoltà di Scienze Politiche, prepara i ragazzi a combattere malavita e corruzione. È il Master in “Analisi, Prevenzione e Contrasto della Criminalità Organizzata e della Corruzione” (Apc). Alla cattedra 60 tra i migliori esperti, a partire da Nando Dalla Chiesa, figlio del generale Carlo Alberto, nel 1982 trucidato con la moglie Emanuela Setti, 31 anni, dalle scariche di kalashnikov inviate dai boss. Con lui anche il pm di manipulite Piercamillo Davigo, il giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo ed Enzo Ciconte, esperto di penetrazioni malavitose al Nord. PARLANO STUDENTESSE ED EX STUDENTESSE Finora il Master ha formato oltre 60 allievi, non solo italiani, ma provenienti anche da Argentina, Cile, Perù, Svizzera, come racconta a D.it Emilia Lacroce, 26 anni, calabrese, project manager ed ex allieva del Master. “In Italia si è reso necessario un corso di studi specifico contro la corruzione perché il contrasto al crimine organizzato e alla corruzione deve diventare l’obiettivo primario del nostro Paese e per farlo servono tanta professionalità e competenza. Il Master si rivolge a (futuri) giornalisti, operatori dell’associazionismo, della pubblica amministrazione” dice. Il 50% degli studenti sono ragazze. Come Adriana, 22 anni, milanese, laureata in Comunicazione e Società. “Mia madre è siciliana, mio padre campano. Faccio parte della redazione di Stampoantimafioso.it. Qui si respira impegno e forza di volontà” dice. Con lei Veronica, 26 anni, fiorentina, una laurea in Scienze per l’investigazione e la sicurezza. “Le lezioni di Nando Dalla Chiesa e di Don Luigi Ciotti sono quelle che mi hanno colpito di più. Lezioni molto forti, ma di speranza”. Il 50% degli studenti sono ragazze. Come Adriana, 22 anni, milanese, laureata in Comunicazione e Società. “Mia madre è siciliana, mio padre campano. Faccio parte della redazione di Stampoantimafioso.it. Qui si respira impegno e forza di volontà” dice. Con lei Veronica, 26 anni, fiorentina, una laurea in Scienze per l’investigazione e la sicurezza. “Le lezioni di Nando Dalla Chiesa e di Don Luigi Ciotti sono quelle che mi hanno colpito di più. Lezioni molto forti, ma di speranza”. ENZA RANDO, L’ANGELO DEI TESTIMONI DI GIUSTIZIA Tra i docenti del Master Apc diverse donne, tra cui Enza Rando, l’avvocato che per conto di Libera difende i testimoni di giustizia e lavora alla costituzione delle parti civili nei più importanti maxiprocessi di mafia, da quello di Palermo sulla trattativa Stato-Mafia al processo Minotauro di Torino. È considerata una star nel suo campo ma non se ne cura: si sposta col treno regionale e porta la toga arrotolata in una sportina della spesa. D.it l’ha incontrata. È piccola e muove energicamente le mani mentre parla a un gruppetto di studenti del Master, al secondo piano di un palazzo che si affaccia sull’Arno, vicino a un’edicola che pochi giorni prima Libera ha restituito alla città. Un anno fa il Tribunale di Reggio Calabria l’aveva sequestrata: in pieno centro a Pisa, la mafia ci riciclava i soldi. “In questo momento sono un’ottantina i testimoni di giustizia in Italia, noi di Libera ne seguiamo quasi il 50 per cento, sotto l’aspetto umano oltre che giuridico. Penso alla donna che mi chiama di notte e dice: «C’è un uomo che mi piace, che devo fare?»” racconta Enza, che, tra i testimoni, segue sempre più donne. Tra queste Denise Cosco, la figlia di Lea Garofalo, la testimone di giustizia di 35 anni che nel 2009 a Milano fu torturata, uccisa e bruciata da Carlo Cosco, padre di Denise, e suo fratello Vito, e, tra gli altri, dall’ex fidanzato di Denise, Carmine Venturino. “Lea voleva fare l’avvocato o il magistrato, non sembrava cresciuta in una famiglia di stampo mafioso. Ma la mamma non volle farla studiare perché sarebbe stata una scelta di rottura. Ci sono tante Lea in giro adesso in Calabria. Le donne stanno facendo la rivoluzione. Una, ad esempio, dopo il funerale di Lea, avendo sentito la sua storia, è andata dal magistrato dicendo che voleva collaborare, che aveva delle cose da dire”. Enza Rando vuole una svolta copernicana nell’antimafia: smettere di nascondere i testimoni di giustizia ma tenerli nel loro luogo, scortati; e togliere i figli ai mafiosi. “Un testimone di una città, che ha fatto una cosa importante, ha fatto arrestare delle persone, se lo sradichi dal suo territorio lo rimuovi, lo dimentichi. Noi siamo un popolo con poca memoria, gli unici che ce l’hanno buona sono i mafiosi, che ti ammazzano anche dopo vent’anni. Lo dico anche in Commissione Antimafia: ho conosciuto tanti testimoni e in un posto nuovo non stanno meglio, sono sempre molto accorti, non sono sereni. Se resti al tuo posto, protetto, fai anche un’azione di testimonianza civile. Educhi una comunità. Forse non siamo pronti per questo ragionamento. Il testimone ci consegna la sua vita. Dobbiamo tutti farcene carico, ci riguarda. Dovremmo diventare tutti testimoni con lui, accompagnandolo al processo, camminando con lui in piazza. Quando ho testimoniato per Denise non ero sola. C’era un pullman di 30 donne con me” racconta l’avvocato. Quanto al secondo punto, il più duro, dice: “Lo so che quello che sto per dire farà arrabbiare molti ma bisogna togliere i figli ai mafiosi. In un Paese in cui si tolgono i figli a chi economicamente ha dei problemi, non esiste che lo Stato non tolga i figli ai mafiosi. Naturalmente è dura, li togli come estrema ratio, prima gli offri tutte le possibilità, ma non puoi pensare che a 5 anni gli diano in mano una pistola per provarla perché da grandi ammazzino una persona. Lo Stato ha una responsabilità. Questo può servire anche alle mamme, che possono rinunciare all’appartenenza mafiosa. Dobbiamo togliere elementi per farli crollare. I mafiosi fanno figli maggiormente per diventare più forti, anche economicamente: il figlio si sposa e si uniscono le famiglie, il figlio tradisce meno. Noi abbiamo dei ragazzi che sono stati tolti alle famiglie e dati in affidamento e oggi dicono: «Meno male che è stato fatto»”. Una studentessa la interrompe. “Si è suicidato Giuseppe Venturino” annuncia leggendo un lancio Ansa dallo smartphone, lo sguardo sconvolto. Giuseppe è il papà di Carmine, l’ex fidanzato di Denise in carcere per aver ucciso Lea. Il padre non ce l’ha fatta a sopportare e si è tolto la vita. Il primo pensiero di Enza, l’avvocato – angelo dei testimoni di giustizia, corre alla sua Denise. “Non deve saperlo dall’Ansa. Dobbiamo essere noi a dirglielo, ma di persona. Sarà un colpo durissimo”. L’intervista si conclude, Enza si attacca al telefono, pronta per partire per una località sconosciuta, dove Denise vive protetta, ma mai abbastanza, da un mondo che vorrebbe migliore. PREFETTE E MAGISTRATE: LE CIFRE La lotta alla corruzione e alla mafia è sempre più un affare anche femminile: nel 2012 su 8678 magistrati, 4006 erano donne, mentre le donne dirigenti di uffici giudicanti erano il 18%, quasi il doppio rispetto al 2010, e nelle Procure erano l’11% (“La giudice. Una donna in magistratura” di Paola Di Nicola, Ghena, 2012 ). Su 105 prefetti, 24 sono le donne (Luigi Ricci, Centro Studi Barometro, gennaio 2013), mentre nel consiglio direttivo della Corte suprema di Cassazione ci sono 4 donne su 14 membri, secondo i dati aggiornati al dicembre 2013.

Giugno 2014 – Europa Quotidiano “Rai, spettatori renziani ci siete?”

Editoriale di Stefano Balassone per Europa Quotidiano del 5 giugno 2014: Rai, spettatori renziani ci siete? Un italiano su otto ha lasciato le reti del Servizio pubblico, uno su quattro fra i seguaci del premier a vantaggio della concorrenza di Mediaset e Sky.

Una serie di dati elaborati da Studio Barometro di Luigi Ricci mostra un mese di maggio particolarmente buio per la Rai perché rispetto all’anno passato uno spettatore su otto ha lasciato sia l’ammiraglia Rai1 che le navi di copertura Rai2 e Rai3. E la flotta di scialuppe al seguito (la insensata accozzaglia di “canalini di nicchia varati dalla Rai a colpi di legge Gasparri, come se già non sovrabbondassero le tre reti “generaliste”) ha recuperato poco o nulla di quelli che si erano gettati a mare”…. continua..

 

 

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